Prime visite ed esami: guida alla prenotazione
Prime visite ed esami diagnostici: come prenotare e cosa sapere sui tempi di attesa
Come funzionano le classi di priorità? Entro quanto tempo deve essere garantita una prestazione? Cosa fare se non si trova disponibilità? Ecco una guida pratica per orientarsi nella prenotazione di prime visite specialistiche ed esami diagnostici.
Per prenotare una prestazione di specialistica ambulatoriale di primo accesso, quindi una prima visita o un accertamento diagnostico/strumentale e non una visita di controllo, è importante verificare innanzitutto che la prescrizione riporti correttamente il primo accesso, la classe di priorità e il quesito diagnostico. La classe viene stabilita dal medico prescrittore sulla base delle condizioni cliniche del paziente. guida pratica prime visite 2026…
Le classi di priorità e i tempi previsti
Le prestazioni sono suddivise in quattro classi:
- U – Urgente: prestazione garantita entro 3 giorni, incluso il sabato. La ricetta deve essere prenotata entro 10 giorni dalla prescrizione.
- B – Breve: prestazione garantita entro 10 giorni. La ricetta deve essere prenotata entro 30 giorni.
- D – Differibile: entro 30 giorni per una visita e 60 giorni per un esame diagnostico. La ricetta ha validità di 180 giorni.
- P – Programmata: prestazione garantita entro 120 giorni. La ricetta ha validità di 180 giorni.
È quindi importante attivarsi per la prenotazione il prima possibile, rispettando i termini di validità della prescrizione.
Come prenotare
La prenotazione può essere effettuata attraverso diversi canali: il portale regionale PrenotaSalute, il Fascicolo Sanitario Elettronico, le relative App, il Contact Center Regionale, i CUP delle strutture sanitarie (per il San Pellegrino il numero è 0376 1410140) oppure attraverso la rete delle farmacie.
In caso di impossibilità a presentarsi all’appuntamento, la prenotazione deve essere disdetta con almeno due giorni lavorativi di anticipo. In caso contrario, salvo situazioni di forza maggiore o impossibilità sopravvenuta, è previsto il pagamento del ticket relativo alla prestazione non usufruita, anche per gli utenti esenti.
Cosa succede se non c’è disponibilità nei tempi previsti?
La ricetta del Servizio Sanitario Nazionale garantisce l’erogazione della prestazione indicata come “primo accesso” presso una struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio Sanitario Regionale, nel rispetto dei tempi previsti dalla classe di priorità.
Se la struttura contattata o il CUP Regionale non dispongono di appuntamenti entro questi tempi, il cittadino può chiedere di accedere al percorso di tutela dei tempi di attesa. La richiesta può essere inserita nelle Liste di Presa in Carico della Prenotazione, con l’obiettivo di individuare sul territorio dell’ATS di assistenza una struttura in grado di erogare la prestazione nei tempi previsti.
È importante sapere che, qualora il cittadino rifiuti l’appuntamento proposto per preferenze personali o motivi logistici, perde il diritto al mantenimento della classe di priorità.
Se anche questo percorso non consente di ottenere la prestazione nei tempi indicati, è possibile presentare un’istanza all’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) o al Responsabile Unico Aziendale (RUA) della struttura sanitaria alla quale ci si era rivolti inizialmente, chiedendo la prenotazione nelle agende della libera professione. In questo caso è previsto il pagamento del solo ticket, se dovuto.
Attenzione, infine: chi sceglie autonomamente di prenotare una prestazione in regime privato o libero professionale non può successivamente chiedere il rimborso della spesa sostenuta agli enti del Sistema Sanitario Regionale.
Informarsi per utilizzare al meglio i servizi sanitari
Conoscere le modalità di prenotazione, la propria classe di priorità e gli strumenti previsti in caso di mancata disponibilità permette di orientarsi più facilmente nell’accesso alle prestazioni sanitarie e di esercitare correttamente il proprio diritto alla tutela dei tempi di attesa.
In Allegato: guida pratica prime visite 2026
Lavori di ammodernamento al blocco operatorio
Dal 9 al 18 agosto l’Ospedale San Pellegrino rinnova la propria centrale di sterilizzazione con nuove autoclavi e un nuovo sistema di osmosi: un investimento importante per elevare ulteriormente gli standard di sicurezza e qualità delle cure ai nostri pazienti.
Durante i lavori l’attività chirurgica, anche in urgenza, sarà temporaneamente sospesa, con ripresa progressiva a partire dal 19 agosto.
In questo periodo le eventuali urgenze chirurgiche saranno gestite in raccordo con l’ospedale di riferimento e con la rete ospedaliera del territorio, così da garantire in ogni momento la continuità delle cure.
Ringraziamo la cittadinanza per la comprensione.
PRENOTAZIONI MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILI
Si informano i gentili utenti che, per consentire un aggiornamento del software, necessario e propedeutico per l’adesione al Nuovo CUP unico regionale, il servizio di prenotazione sarà temporaneamente sospeso.
🗓️ Dalle ore 13:00 di mercoledì 24 giugno
🗓️ Fino alle ore 10:00 di giovedì 26 giugno.
Nel periodo indicato NON sarà possibile effettuare prenotazioni tramite alcun canale: online, accesso diretto agli sportelli CUP ne tramite servizio telefonico (diretto o Regionale).
Ringraziamo per la collaborazione.
Veronica Girardi eletta Presidente del Gruppo Italiano di Screening Mammografico (GISMa)
La dott.ssa Veronica Girardi, radiologa responsabile della senologia del nostro ospedale, è stata eletta Presidente del Gruppo Italiano di Screening Mammografico (GISMa) in occasione del Convegno nazionale svoltosi a Pescara in data 21-22 maggio 2026.
Il Gruppo Italiano di Screening Mammografico (GISMa), nato nel 1990, rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti coinvolti nel percorso dello screening mammografico organizzato che comprende l’area epidemiologia e comunicazione, l’area diagnosi radiologia e patologia, l’area terapia, l’area fisico-tecnica. Tutte le figure multidisciplinari che contribuiscono alla qualità del programma.
È una rete di eccellenza, fondata su criteri rigorosi e monitorati, che richiedono competenza, dedizione e formazione costante per mantenere elevati gli standard di qualità.
GISMa sostiene programmi di ricerca e linee guida finalizzati ad aumentare la qualità dello screening mammografico, attraverso il rispetto di indicatori che riguardano anche la performance diagnostica.
In questo contesto, l’elezione della dott.ssa Veronica Girardi rappresenta il riconoscimento di un percorso professionale e scientifico già consolidato, maturato negli anni nella Senologia, nella qualità dello screening e nella partecipazione alla vita associativa attraverso precedenti incarichi di Consigliere e volontario.
Congratulazioni per una meritata elezione alla Presidenza, espressione di competenze ed eccellente professionalità.
Le scelte di cura raccontate con chiarezza
Endometriosi, Menni: «Diagnosi ancora troppo tardive»
La diagnosi dell’endometriosi arriva ancora troppo tardi. In media dopo 8-10 anni dai primi sintomi. Un ritardo che pesa sulla qualità della vita di milioni di donne e che nasce da diversi fattori, tra cui la complessità clinica della malattia e un radicato bias culturale che considera “normale” il dolore durante il ciclo mestruale. È questo uno dei messaggi centrali portati dalla dottoressa Katiuscia Menni, responsabile di Radiologia del Gruppo Mantova Salus e tra le maggiori esperte nazionali nel riconoscimento dell’endometriosi tramite risonanza magnetica, intervenuta al convegno “Dolore invisibile, impatto reale: Piano nazionale per le malattie invisibili”, ospitato giovedì 7 maggio alla Camera dei Deputati.
L’iniziativa ha acceso i riflettori su quelle patologie spesso difficili da diagnosticare e ancora prive di percorsi uniformi di presa in carico: endometriosi, adenomiosi, dolore pelvico cronico, neuropatia del pudendo, fibromialgia, vulvodinia, cistite ricorrente e diastasi addominale. Malattie che coinvolgono milioni di persone, con un impatto profondo sulla vita quotidiana, sul lavoro, sulle relazioni e sulla salute psicologica.
Nel corso della sessione clinico-scientifica dedicata alle “malattie invisibili maschili e femminili”, la dottoressa Menni ha affrontato il tema del ritardo diagnostico nell’endometriosi e nell’adenomiosi attraverso la risonanza magnetica. L’endometriosi colpisce circa il 10% – 15% delle donne tra i 15 e i 50 anni: in Italia si stimano circa tre milioni di pazienti. Eppure, nonostante la diffusione della patologia, molte donne affrontano anni di sofferenza prima di ottenere una diagnosi corretta.
“La sofferenza durante il ciclo non deve essere considerata normale”, ha sottolineato Menni, evidenziando come il ritardo non dipenda soltanto dalla variabilità dei sintomi e dalla difficoltà di identificare con precisione la malattia, ma anche da una sottovalutazione culturale del dolore femminile. Un aspetto che contribuisce a ritardare l’accesso agli esami e alle cure.
La specialista ha inoltre ricordato il ruolo fondamentale della risonanza magnetica nel riconoscimento delle forme più complesse della malattia, ambito nel quale rappresenta un punto di riferimento nazionale. In conclusione del suo intervento, Menni ha ribadito la necessità di investire sia nell’informazione rivolta alle pazienti sia nella formazione dei medici, per migliorare la capacità di individuare precocemente la patologia e costruire percorsi di cura più efficaci. Il convegno, moderato dal professor Aldo Morrone, ha riunito clinici, istituzioni, associazioni e pazienti in un confronto volto a promuovere maggiore attenzione sanitaria, sociale e politica verso malattie che, ancora oggi, troppo spesso restano invisibili.
Gli studenti del Liceo Gonzaga scoprono le professioni sanitarie al San Pellegrino
L’Ospedale San Pellegrino ha aperto le porte alle classi terze del Liceo Gonzaga per una mattinata di orientamento e scoperta delle professioni sanitarie. Un’occasione preziosa per avvicinare i giovani al mondo della medicina e, più in generale, al funzionamento di una struttura ospedaliera, attraverso il racconto diretto di chi ogni giorno lavora in prima linea.
Ad accogliere gli studenti è stato il direttore sanitario Samin Sedghi Zadeh, che ha aperto l’incontro con una panoramica sull’ospedale, sul Gruppo Mantova Salus e sull’organizzazione del sistema sanitario italiano. Un’introduzione utile per fornire ai ragazzi le coordinate di un contesto complesso, fatto di competenze diverse ma strettamente interconnesse.
A seguire, la mattinata è entrata nel vivo con una serie di interventi che hanno offerto uno sguardo concreto sulle diverse specialità. La responsabile di radiologia Katiuscia Menni ha illustrato il ruolo delle tecnologie di imaging e come siano oggi strumenti fondamentali per la diagnosi precoce e il monitoraggio delle patologie. Subito dopo, il cardiologo Marco Magatelli ha accompagnato gli studenti nel mondo della cardiologia, spiegando l’importanza della prevenzione e della tempestività negli interventi sul cuore.
Il racconto è poi proseguito con la dimensione assistenziale: Cristina Ravera ha condiviso l’esperienza dell’infermieristica, sottolineando il valore della relazione con il paziente, mentre Massimo Leone ha approfondito il contributo degli OSS e del personale ausiliario, figure essenziali per il funzionamento quotidiano dell’ospedale.
Dopo una pausa, che ha permesso agli studenti di confrontarsi tra loro e rielaborare quanto ascoltato, l’attività è ripresa con l’intervento della responsabile del servizio di Emodialisi Alessandra Dalla Gassa e della caposala Giulia Bindoni, che hanno illustrato come e quando si rende necessaria la dialisi e le particolari esigenze dei pazienti sottoposti a questa complessità di cura. A seguire, il responsabile del reparto di ortopedia Ernesto Niccolò ha presentato la sua specialità, commentando il video di un intervento di protesi d’anca da lui eseguito.
Il chirurgo Selma Hetoja ha poi raccontando la storia, le sfide e le responsabilità della sala operatoria, affascinandoli con la proiezione di una sonda endoscopica all’interno della parete addominale. Chiusura con lo specialista in malattie infettive Salvatore Casari che con due simpatici video ha dimostrato l’importanza del corretto lavaggio delle mani.
L’iniziativa ha rappresentato un esempio concreto di dialogo tra scuola e sanità, capace di trasformare l’orientamento in un’esperienza viva, fatta di incontri, racconti e possibili vocazioni.
Sospensione servizi ambulatoriali – 9 marzo 2026
Si informa l’utenza che lunedì 9 marzo, in occasione della Festa del Patrono di Castiglione delle Stiviere San Luigi Gonzaga, saranno sospesi i servizi ambulatoriali e il Punto Prelievi di Castiglione delle Stiviere per l’utenza esterna.
L’attività di Laboratorio Analisi per i pazienti ricoverati nei presidi di Castiglione delle Stiviere e Volta Mantovana sarà comunque garantita con le modalità previste nei giorni prefestivi.
Nella stessa giornata resteranno regolarmente aperti per l’utenza esterna i seguenti punti prelievo: Castel d’Ario, Mantova, Goito, Rodigo e Volta Mantovana.
Chi era San Luigi Gonzaga?
Curare anche le emozioni: il progetto psicologico nel servizio di dialisi
Una presenza discreta, qualche parola informale per cercare un “varco” nella corazza psicologica di chi vive ogni giorno con una malattia e non vuole sentirsi ulteriormente etichettato. Nel servizio di Emodialisi dell’Ospedale San Pellegrino, tra monitor, macchinari e letti occupati per ore da pazienti collegati alla dialisi, da un anno si muove anche una figura nuova: la psicologa. Non uno studio separato, non una porta chiusa, ma una presenza costante in reparto. È qui che la dottoressa Emanuela Vignola ha costruito, giorno dopo giorno, uno spazio di ascolto vivo dentro un luogo che parla soprattutto il linguaggio della sopravvivenza.
L’insufficienza renale cronica costringe a riorganizzare completamente la propria vita. Tre sedute a settimana, orari rigidi, restrizioni alimentari, un corpo che cambia e una macchina da cui si dipende per vivere. «La dialisi non è solo un trattamento sanitario – spiega la dottoressa Alessandra Dalla Gassa, responsabile del servizio che conta anche sul supporto medico di Francesca Bulighin e Rocco Gargiulo – è un’esperienza che coinvolge profondamente la sfera emotiva. Ci siamo resi conto che non potevamo occuparci solo degli aspetti clinici». Da questa consapevolezza è nato il progetto di integrare in modo strutturato il supporto psicologico all’interno del reparto. La dottoressa Vignola è presente due giorni alla settimana: incontra i pazienti segnalati dall’équipe, offre colloqui individuali, ma soprattutto resta in reparto durante le sedute, osserva, ascolta, si avvicina con discrezione. Il primo ostacolo, racconta Vignola, è lo stigma. «Molti pazienti temono che l’invio dallo psicologo significhi essere considerati “fragili” o “non collaborativi”. Per questo la presenza in reparto è fondamentale: si crea un contatto spontaneo, meno formale, che permette di costruire fiducia». La genesi di questa esperienza è l’incontro tra Dalla Gassa e Vignola all’interno della Rsa San Pietro, dove normalmente opera Vignola, altra struttura del Gruppo Mantova Salus.
«Dietro un comportamento che può sembrare oppositivo – sottolinea Dalla Gassa – spesso c’è un dolore non espresso. Avere una professionista che ci aiuta a leggere questi segnali cambia il modo in cui possiamo intervenire. Il risultato è molto positivo, si vede la differenza sia nei pazienti con una lunga storia di malattia che li appesantisce, sia nei pazienti giovani che devono prendere le misure con la loro vita quotidiana».
Il lavoro non si ferma ai pazienti. La sala d’attesa è diventata un osservatorio privilegiato sulle fatiche dei familiari. Mariti, mogli, figli che accompagnano e aspettano per ore, portando con sé preoccupazioni economiche, sensi di colpa, timori di non essere all’altezza. «Molti caregiver minimizzano la propria sofferenza – spiega Vignola – come se non avessero il diritto di stare male. Ma il rischio di esaurimento emotivo è reale».
Proprio da qui nasce l’idea di attivare il naturale proseguo dell’esperienza, un gruppo dedicato ai familiari, uno spazio di confronto e sostegno per condividere esperienze e strumenti concreti. Un passo ulteriore verso una presa in carico che non riguarda solo il singolo paziente, ma l’intero sistema che ruota attorno alla malattia.
«L’integrazione strutturata del supporto psicologico nei reparti ad alta intensità assistenziale rappresenta un elemento qualificante della presa in carico moderna – il commento del Direttore Sanitario, dott. Samin Sedghi Zadeh – in emodialisi, dove la cronicità incide profondamente sulla vita delle persone, affiancare alla cura clinica un’attenzione competente alla dimensione emotiva significa migliorare l’aderenza ai percorsi di cura e la qualità complessiva dell’assistenza.»
